Delizie d'archivio

Delizie d'archivio
Regesti e documenti per la storia delle residenze estensi nella Ferrara del Cinquecento

di Andrea Marchesi
pagine 752

Leggere le righe precedenti, il titolo e soprattutto il numero di pagine, lascia probabilmente interdetti sulla opportunità di affrontare quest'opera. Ho aperto il volume a caso, ecco cosa capita di leggere:

Pagina 168 Doc. 8
"12 luglio: lettera del podestà Bartolomeo Campi al segretario e consigliere del duca di Ferrara, Giovambattista Laderchi, da Comacchio il 12 luglio 1591 (ASMo, Rettori dello Stato, Ferrara e Ferrarese, b. 36, «Comacchio»).
«Illustrissimo Signore mio, Signore e padrone colendissimo,
nascendomi occasione di riferire a Vostra Altezza d’un Filippo Gradari comacchiese carcerato per avere semplicemente con le mani levato in una delle peschiere delle Casette presso il ponte dietro terra quatordece rombi tra piccioli e mediocri, come egli ha confessato alla piana, per il cui delitto sarebbe caduto nella pena della forca per una grida ducale, che in ciò punisse gl’uomini e li putti, e donne nella frusta; parmi debito mio darne anche parte a Vostra Signoria Illustrissima e dirle che se ben il detto prigione eccede gli anni della puerizia, e di già entrato nella gioventù di sedeci anni per la fede del battesimo, tuttavia essendo menore delli 25 il mio parere saria che lasciata la pena ordinaria si potesse punire in altra più piacevole ad arbitrio de Sua Altezza come saria della frusta o di tre strappate di corda in publico, acciò passasse in essempio a gl’altri, maggiormente non essendo seguito danno alla peschiera, per essere stati ritornati li pesci in quella da uno de quelli guardiani che lo scoperse».
Una lettera di supplica che riassumo, anche se maldestramente. Un ragazzo di sedici anni viene scoperto a rubare quattordici pesci da un canestro presso una pescheria ducale a Comacchio. Viene quindi incarcerato e condannato a morte. Il redattore della lettera, tal Antonio Ferri, argomenta di quanto sarebbe più utile dare una punizione pubblica ed esemplare piuttosto che recidere la giovane vita.

Pagina 324
Doc.?1
21 ottobre (ASMo, AdP, reg. 144, «Inventari dell’eredità di Alfonso II», cc.?CXLIII, CXLVII, CLXXXIIII-CLXXXV: pubblicato in Sella 1931, pp.?306-307, 314, 364-365).
Nell’inventario patrimoniale estense stilato con rogito del 21 ottobre 1598 dai notai ferraresi Rondoni e Cecchini, sono citati vari beni mobili ubicati nelle delizie, tra cui:
c.?CXLIII
«Massarizie da cucina che erano a Coparo.
Caldare grandi, mezane e picciole, n.?10/ Cazze da sapore, n.?16/ Fiame n.?4/ Coperchi da fiame, n.?3/ Tielle grande, n.?6/ Tielle picciole, n.?6/ Coladori da pesce, n.?2/ Coladori da passare, n.?1/ Cadini da mangiar bianco, n.?1/ Cadino da torta, n.?2/ Coperchi de rame, n.?16/ Giotte picciole n.?2/ Un sechio, n.?1/ Testezzoli d’acciale, n.?1/ Padelle d’azzale n.?6/ Padelle mezzane, n.?2/ Padelloni n.?1/ Gratusa n.?1/ Trepie da fuoco n.?3/ trepie da brasa n.?8/ Spedi n.?16/ Spediere con li cavedoni, n.?2/ Spediere da campagna n.?2/ Mortale con suo pistone, n.?2/ Cazze forà e da menestra, n.?18/ Gradelle n.?2/ Badilli n.?2».
Un inventario degli attrezzi di cucina

Pagina 516
Doc.?1
8 luglio: lettera scritta a Ferrara dall’ingegnere Guglielmo Grandi e inviata al duca Alfonso II d’Este, «dove si trova» (ASMo, ApM, Ingegneri, b. 3, fascicolo «Guglielmo Grandi»).
«Serenissimo Signore,
se bene mi è sopragionto la febre, per il che mi bisogna domatina pigliare una medicina di reubarbaro, non sono però restato di pensare al remedio che si deve fare, acciochè la volpe non possi fare danno al pollaro della Mesola, e per ciò ho fatto fare la presente crosetta, la quale per mio parere si dovrà fermare nella cresta del muro per il dretto delli barbacani, che una ponta stia in offender la volpe sopra la parte de fuori et una sopra quella de dentro, et a ogni due corsi di preda di quella cresta se ne dovrà metter una crosetta per tanto spazio quanto è la grandezza delli barbacani et un piedo di più per banda. Io ho pensiero che questo sarà buon rimedio, ma ella che sopra modo conosce la bontà delle cose, meglio saprà farne giudizio. […] Quanto prima potrò, anderò alla Mesola a eseguir l’ordine di Vostra Altezza Serenissima, la qual il Signor Dio conservi con felicità.
Di Ferrara, li 8 luio 1592».
Qui, elementi di medicina del tempo e la comunicazione di un ingegnere per risolvere il problema delle incursioni delle volpi presso il pollaio del Castello di Mesola.

Questi tre esempi pescati in modo del tutto casuale ci fanno intravedere, al di là del valore scientifico e storico, di quale forza iconografica sia trasmessa dal paziente lavoro di Andrea Marchesi che ha raccolto, studiato e trascritto, tutti i documenti ufficiali relativi alle proprietà estensi extraurbane denominate Delizie.

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